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Nome: Serena Sono nata trent' anni fa, in una notte di fine aprile,a Palermo, turbando gli equilibri della famiglia perfetta alla quale ero stata destinata dal cielo: mamma, papà, maschietto e femminuccia. Innamorata delle scienze, biologiche, tanto da studiarle ancora. Nel corso della mia formazione ho sviluppato un amore profondo per l'avifauna, svolgendo anche il servizio civile alla riserva di Isola delle Femmine, in gestione alla LIPU. La fotografia è un altro modo che ho per esprimere quello che ho dentro. Vivo con la speranza che un giorno anche qui le cose possano andare bene.
Ci siamo dette qualche volta buonasera o buongiorno, altre le ho tenuto il portone perchè già era una signora di una certa età e con i sacchetti non ce la faceva.
Questi sono semplici convenevoli condominiali ma insieme a questa nonnina dietro c'erano sempre due scriccioli uno di sei anni e l'altro di sette.
Loro però diversamente da tutti i loro coetanei questa signora non la chiamavano nonna ma mamma.
La loro è morta, forse neanche se la ricordano ed oggi hanno perso pure la loro seconda ed unica donna che ha ricoperto questo ruolo.
Sono rimaste da sole, ancora una volta con il loro papà.
Le zanzare ancora non ci lasciano, nonostante la temperatura sia scesa davvero drasticamente.
Ieri notte, uno strano fenomeno di moltiplicazione, nella camera da letto: non eravamo più in due ma in dieci.
Lo capisci, per un' ombra che vedi , enorme, riflessa sul muro o dal ronzio che riesce ad infastidire quei momenti in cui ti stai rilassando in silenzio.
La penombra, nelle ultime ore del giorno ci accompagnava, solo una luce fioca intorno noi tanto da riuscire a distingure i contorni delle cose che ci circondavano, al tempo stesso però ci lasciavano ignari degli ematofagi che volavano sopra di noi come degli avvoltoi, arrivati per consumare le carcasse abbandonate solo che noi eravamo ancora vivi e caldi.
Al primo segnale di pericolo abbiamo acceso la luce ed abbiamo visto piano piano quel convivio di zanzare enormi, perchè piene del sangue di Babinski, il mio stranamente non è stato succhiato.
Abbiamo deciso di dividerci il compito, con diverse tecniche, apparteniamo a due scuole di pensiero diverse.
Personalmente prediligo la tecnica dello "stonamento in volo": capace di farle finire a terra stremate dal colpo o morte direttamente.
A volte riesco anche con un balzo a prenderle, come se stessi giocando a pallavolo, pronta a fare una battuta.
Babinski invece predilige due metodi, il primo è quello detto " A mani giunte". A sentirlo così può risultare blasfemo visto che questo segno di raccolta contiene in sè la stretta mortale ma è molto efficace, un gesto così veloce da lasciare sul muro un segno.
Una vera forza della natura, tanto da paragonarlo alla dionaea muscipula nel momento in cui chiude le sue trappole.
Questa tecnica comunque presenta dei limiti: uno di questi è l'altezza a cui la zanzara si ferma ad attendere il trapasso. A questo punto subentra: " Morte da calzino volante".
Ci si mette perpendicolari alla preda e si scaglia contro il calzino, possibilmente sporco, per ovvi motivi.
Alla fine, ed erano ormai quasi le due del mattino il risultato ha visto vincere Babinski per 5 a 3.
Due sono rimaste vive e vigili.
Quanto ho sbavato per avere una reflex : tantissimo.
Ne avrei voluta una dai tempi in cui il digitale non aveva ancora fatto il suo ingresso.
Il mondo della fotografia mi ha sempre affascinato, da piccola guardavo mio fratello e mio zio scattare e già mi immaginavo dall' altra parte del mirino.
Non ne capivo nulla e mi riempivo di domande.
Anche con le stampe il rapporto , semplicemente, tattile ha avuto il suo fascino.
Qua a casa ne abbiamo tantissime, in bianco e nero e guardarle e sentire sotto le dita come fossero, soprattutto quelle vecchie, ormai ingiallite e rovinate mi ha sempre stregato.
Gli anni passavano ed io ancora ero sprovvista di strumento, per i diciotto anni le mie compagne di scuola mi hanno regalato una compatta kodak , con la quale ho fotografato di tutto.
E' bastato un lustro e il digitale è arrivato , capace di fare finire nell' oblio, per molti, tutto quello che può accadere in una camera oscura. Io non ne sapevo nulla ma adesso per fortuna mi si è aperto un mondo di conoscenza grazie a Babinski.
Sono riuscita quasi a fare mia il sistema zonale di Adams capendo anche come raggirare quell' antipatico del mio esposimetro che spesso e volentieri mi porta nel mondo del grigio medio!
Perchè adesso anche io ho una reflex e con lei ho capito che la fotografia bisogna studiarla per ottenere quel qualcosa che si avvicina all' immagine che hai dentro la testa.
Un altro dei problemi che si oppone però a realizzare la tua immagine, con una reflex, è il corredo di obiettivi che hai nello zaino!!!
Io, come dice Marracash :"Nella testa c'ho un grosso bordello che fa
badabum badabum cha cha"
Il primo badabum corrisponde al 70-200 f/ 4 is ed il secondo al 70-200 f/2.8.
Quale scegliere? Quale prendere?
Ieri ..qualcuno.. mi ha fatto notare che con il duplicatore di focale nell' f/4 perderei L'Af.
Io che vorrei fotografare pure gli animaletti.
Sono confusa e temo di sbagliare anche se comunque credo che attererei sul morbido!
Sono quasi le tre del mattino e non ho sonno.
Vago sulle mie solite mete che raggiungo via internet e penso a cose assurde.
Strani pensieri raggiungono la mia mente: non so se chiamarla deformazione professionale, anche perchè io un lavoro non ce l' ho ma spesso quando saluto Babinski e gli auguro buon lavoro mi chiedo chi nelle prossime ore aiuterà.
A volte penso, " Chissà cosa stanno facendo i suoi prossimi servizi"? Quali scelte, forse, sbagliate stanno per fare che poi li porteranno ad avere bisogno di essere soccorsi?
Una volta glielo ho anche chiesto, ho ricevuto un' occhiata gelida, come risposta.
Mi interrogo riguardo a queste persone, cerco di capire se si tratti del destino o di una forza ancora più grande.
Poi c'è la tua esperienza anche per strada stessa quando cammini e ti accorgi di come gli altri possano guidare e di come vadano incontro ad un probabile incidente, allora capisci che il destino non c'entra nulla e che siamo noi stessi i fautori della nostra disfatta.
Se cammini per Corso Calatafimi o per Viale Regione Siciliana, lungo la strada ti puoi imbattere in cartelloni pubblicitari di "Ganci e figli".
Stanno nascendo nuovi punti vendita e loro come è giusto che sia li pubblicizzano.
Ai tempi in cui uscivo, erano solo due i ritrovi possibili in cui andare a gustare "il pezzo" adesso invece si stanno allargando in diversi punti, devo dire, strategici della città.
Che dire?
Solo grazie, ieri pensadoci , ho interpretato questo allargarsi come un atto gentile nei nostri riguardi.
Di noi residenti lontani da via Libertà o da Via malaspina, adesso ci si possiamo distribuire in modo bilanciato nei propri quartieri senza affollare i punti vendita da cui tutto ha avuto inizio.
Tra le varie catene di negozi che spuntano come funghi, questa realtà locale è la più apprezzata!