Sono passati sei lunghi mesi, è finita sia la primavera, che l' estate ed è iniziato l'autunno portandoci alla famigerata data in cui la mostra fotografica di Vittorio sarebbe stata inaugurata.
Siamo già oltre, le due settimane a noi concesse si sono concluse, volate via come ogni cosa bella della vita che lascia comunque dei bei ricordi, ad esempio la scelta fondamentale dei negativi da proporre e da realizzare su carta.
Nel mio piccolo, ho provato a dare la mia opinione, sia tecnica che da puro e semplice osservatore, lasciandomi influenzare solo dalle sensazioni che ogni negativo guardato attraverso il lupe riusciva a darmi.
In camera oscura ho fatto i capricci non perché non mi andasse di partecipare ma per il non avere un ruolo pratico, aggiungo giustamente, spesso mi trovavo dall' altra parte della parete ad aspettare che la stampa si impressionasse per una prima volta, una seconda, fino alla versione definitiva.
Ho guardato Vittorio alzare il sopracciglio tante volte e camminare con le fotografie tra la pinza e la bacinella per andare verso la lavatrice in un equilibrismo quasi perfetto.
Ho visto le stampe asciugarsi ed arricciarsi per poi stendersi sotto una pila di libri di anestesia come se il contenuto delle loro pagine riuscisse a placare quelle increspature della carta che anche io posseggo, non solo nei capelli.
A fine Settembre è giunto il momento di separarsi da quelle trentasette immagini.
Il 24 Ottobre le abbiamo viste fiere e ormai grandi, mettersi in mostra rappresentando tutta la passione che il loro padre gli ha trasmesso.
Il 24 Ottobre, alle 18 si inaugura alla Galleria della Lanterna Magica ( via Goethe, 43), " Argento e Cera", la mostra fotografica di Vittorio Coppola.
Stamattina mi sono svegliata con un dubbio, alimentato dall'avere visto l'ultima intervista di Cammarata.
Come ogni estate da venticinque anni, siamo tornati a Palermo, dalla nostra
Non so se il mio essere donna ha creato un legame profondo con le scarpe, sono consapevole però che tra me e questo tipo di accessorio c’è qualcosa di grande, tanto da farmi riconoscere i miei limiti di donna davanti ad una vetrina, delle borse me ne frego, dei vestiti quasi, dell’estetista anche ma se incontro quello che dico io, di misura 37, è subito amore.
Qualche sera fa ero in macchina con mia sorella ed ho suscitato la sua ilarità per avere detto che un paio di scarpe possono essere il tuo prolungamento sulla terra ma anche che una scarpa parla ed esprime te stessa.
La scelta, almeno la mia, di portarla via con me non è mai dettata dal caso, infatti se non trovo il modello che voglio, la mia visita al negozio si conclude là.
Nella mia famiglia, si crede che io abbia tantissime scarpe ma non è così, sono tutti modelli dettati dalla passione e dal riconoscimento olfattivo e visivo, con un meccanismo “chiave-serratura” tra me e loro, quasi come Cenerentola.
Nonostante le critiche negative che questo legame spesso mi fa ricevere da persone a me vicine, dagli estranei invece ricevo sempre delle gratificazioni, un paio di mesi fa quando ho messo ai piedi le mie amatissime nike air rift ed ho affrontato la strada, sono stata avvicinata da una paio di donne che mi hanno chiesto dove avessi trovato queste scarpe!
Sono soddisfazioni!!!!!
Quindi DONNE, non ditemi che le vostre scarpe non parlano di voi, lasciatevi andare.